Tecnico di Fisiopatologia Cardiocircolatoria: cosa fa e come diventarlo
Il Tecnico di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare (TFCPC) è il professionista sanitario specializzato nell’uso e nella gestione di apparecchiature complesse per il supporto e la sostituzione delle funzioni cardiache e polmonari. Opera prevalentemente in contesti di emergenza, chirurgia d’urgenza e terapia intensiva.
In pratica, la sua attività principale consiste nella gestione della circolazione extracorporea (CEC) durante gli interventi di cardiochirurgia: il tecnico aziona la cosiddetta “macchina cuore-polmone”, che permette di mantenere in vita il paziente mentre il cuore è fermo per l’operazione. Inoltre, si occupa di sistemi di assistenza meccanica al circolo (come l’ECMO), della gestione delle banche del sangue e di metodiche diagnostiche come l’ecocardiografia e gli esami di emodinamica.
È una professione ad altissima responsabilità e precisione, dove la prontezza decisionale e la perfetta conoscenza tecnologica sono vitali per la sopravvivenza del paziente. Il TFCPC non è un medico, ma un operatore sanitario con laurea triennale abilitante. In altre parole, lavora in costante sinergia con il cardiochirurgo, l’anestesista e l’équipe infermieristica, rappresentando una figura chiave nel “cuore” tecnologico dell’ospedale.
Come diventare un TFCPC e sbocchi lavorativi
Per intraprendere questa carriera in Italia devi:
- Conseguire il diploma di scuola secondaria di secondo grado.
- Superare il test di ammissione alle Professioni Sanitarie per accedere alla Laurea in Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare (classe L/SNT3).
La laurea è triennale e prevede l’acquisizione di 180 CFU. Al termine del triennio, la prova finale ha valore di Esame di Stato abilitante. Il percorso è estremamente focalizzato sulla pratica, in quanto dopo una solida base di anatomia, fisiologia e fisica, gli studenti affrontano un tirocinio clinico intensivo nei reparti di cardiochirurgia, emodinamica e rianimazione.

Dopo la triennale, è possibile proseguire con la Laurea Magistrale in Scienze delle Professioni Sanitarie Tecniche Assistenziali (classe LM/SNT3) o master specialistici (ad esempio in Tecniche di Perfusione Pediatrica o Gestione dei sistemi ECMO).
Gli ambiti occupazionali principali sono:
- Unità di Cardiochirurgia: (pubbliche e private) per la gestione della CEC.
- Laboratori di Emodinamica e Elettrofisiologia: per procedure interventistiche.
- Terapie Intensive: per il supporto vitale avanzato.
- Industria biomedicale: come specialisti di prodotto o consulenti tecnici.
Orientamento al test
L’accesso a questo corso è a numero programmato nazionale. Trattandosi di una professione altamente specializzata, i posti disponibili per ogni ateneo sono spesso molto limitati, rendendo la competizione accesa.
Il test ministeriale valuta le conoscenze in:
- Ragionamento logico e cultura generale.
- Biologia e Chimica.
- Fisica e Matematica: materie fondamentali per questo percorso, dato il costante utilizzo di principi di fluidodinamica e bioingegneria.
Se aspiri a questa carriera, la preparazione deve essere chirurgica: studiare a fondo i programmi ministeriali e allenarsi con simulazioni cronometrate è l’unico modo per assicurarsi un posto in graduatoria e iniziare questo affascinante percorso nel campo delle tecnologie salvavita.