Esiste una tecnica mnemonica più rapida del Palazzo della Memoria, utile quando il tempo stringe. Si chiama Link Method o Chain Method, in altre parole metodo della catena. Funziona collegando ogni informazione alla successiva attraverso immagini visive. Ha un punto debole e c’è un modo per evitarlo.
Immagina di dover memorizzare una sequenza di termini anatomici per un test di ammissione a medicina: arteria, ventricolo, valvola, aorta, capillare. Potresti ripeterli venti volte finché non ti restano in testa. Oppure potresti costruire una storia. Qualcosa del tipo un’arteria gigantesca che si gonfia come un pallone e schiaccia un ventricolo esausto, che sbatte disperatamente una valvola come una porta in faccia a un’aorta travestita da postino, mentre un esercito di capillari lo segue in fila indiana.
Avete presente la canzone Alla fiera dell’est di Branduardi? I bambini la imparano a memoria con relativa semplicità. C’è un filo conduttore, una storia, delle variabili concatenate. Assurdo? Sì. Dimenticabile? Molto meno di quanto penseresti.
Cos’è il metodo della catena
Il Link Method — o metodo della catena, o metodo del collegamento — è una delle tecniche mnemoniche più antiche e documentate. Il principio è semplice: invece di cercare di memorizzare una lista di elementi uno per uno, si costruisce una sequenza di associazioni visive in cui ogni immagine “aggancia” la successiva, esattamente come gli anelli di una collana.
Ogni elemento della lista diventa un’immagine mentale e quell’immagine interagisce con la successiva in modo dinamico, quasi cinematografico. Il recupero del primo elemento fa scattare il secondo, il secondo fa scattare il terzo, e così via. La memoria funziona per associazione, non per elenchi, quindi il metodo della catena sfrutta esattamente questo meccanismo.
Una ricerca condotta su 230 studenti liceali in Slovenia ha rilevato che circa il 60% conosce questo metodo, ma pochissimi lo usano attivamente nello studio. Il problema non è la tecnica in sé, ma che nessuno ha mai insegnato loro come applicarla davvero.
Come costruire una catena efficace
La chiave non è costruire immagini qualsiasi, ma immagini che colpiscano. La ricerca suggerisce che le associazioni più efficaci siano esagerate in dimensioni e numero, insolite, umoristiche, colorate, sorprendenti. Non basta immaginare un coniglio accanto a un registratore, bisogna immaginare coniglietti in miniatura di tre colori diversi che ballano su una montagna di registratori mentre vengono bombardati da matite.
Il motivo è neuroscientifico. Il cervello assegna priorità agli stimoli insoliti, perché storicamente segnalano qualcosa di rilevante. Un’immagine vivida e assurda ha più probabilità di essere codificata in modo robusto. Detto questo, ricerche recenti precisano che il bizzarro non è strettamente necessario: ciò che conta davvero è che l’immagine sia multisensoriale. Vista, suono, movimento, emozione, persino odore: più sensi coinvolgi, più solida diventa l’associazione.

Un trucco pratico, ricordati di chiudere la catena. L’ultimo elemento della sequenza dovrebbe richiamare il primo, creando un cerchio invece di una linea retta. Così, anche se parti da un punto qualsiasi, riesci a recuperare tutto il resto.
Il limite della catena e come risolverlo
Il metodo ha un punto debole evidente, infatti, ovvero la sua linearità. Se si spezza un anello, se dimentichi un elemento intermedio, rischi di perdere tutto ciò che viene dopo. È un problema reale, specialmente quando si studia sotto pressione o con poco tempo di ripasso.
La soluzione è combinare il metodo della catena con il Palazzo della Memoria. Invece di lasciare la catena a sé stante, si ancora ogni immagine a una posizione fisica precisa di un palazzo che conosci bene. In questo modo, anche se dimentichi un’associazione visiva, puoi comunque “spostarti” alla posizione successiva del palazzo e recuperare l’informazione da un’altra direzione. Sono due ancoraggi invece di uno e il sistema diventa molto più robusto.
Quando usarlo (e quando no)
Per gli stessi motivi, il metodo della catena è particolarmente efficace per memorizzare sequenze ordinate: i passaggi di un processo biologico, le fasi di un procedimento giuridico, una serie di date in ordine cronologico, i termini tecnici di una disciplina che si presentano in successione logica.
È meno adatto quando le informazioni non hanno un ordine intrinseco o quando si tratta di concetti astratti difficili da visualizzare. In quei casi, conviene abbinarlo ad altre tecniche, come il metodo delle parole chiave.
Da sapere prima di iniziare
Come tutte le tecniche mnemoniche, il metodo della catena richiede un investimento iniziale. Le prime catene si costruiscono lentamente e può sembrare controproducente rispetto alla semplice ripetizione. Chi lo padroneggia — e la letteratura scientifica è abbastanza concorde su questo — recupera il tempo investito già nelle settimane successive, quando ciò che ha memorizzato rimane disponibile senza bisogno di ripassi continuativi.
La differenza tra chi studia più ore e chi studia meglio, spesso, passa da qui.